Paesaggio del Sacro

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Nell’antichità e nel medioevo, storia religiosa e storia civica costituivano un tutt’uno indivisibile per individui e comunità. Per questo le chiese, i soggetti rappresentati negli affreschi, i libri liturgici sono testimoni di spiritualità e, allo stesso tempo, del vivere sociale. Nel ricco e variegato paesaggio del sacro valtellinese, Radici ha scelto di portare l’attenzione su due beni emblematici ancora poco conosciuti.

FAEDO VALTELLINO – Da San Bernardo a San Carlo: itinerario di una comunità, nello spazio e nel tempo

La chiesa di San Bernardo e la piazza di San Carlo sono i due contesti spaziali intorno ai quali si snoda da sempre la storia di Faedo. In particolare, la chiesa di San Bernardo, baricentro di Faedo fino al Seicento, sulla parete sinistra, conserva un affresco dell’Ultima Cena, oggetto di un primo intervento di restauro nel 2010. Invece San Carlo, centro propulsore del paese da quattrocento anni e luogo di adunanze civiche già nel Medioevo, è testimonianza del progressivo spostamento della comunità a quote altimetriche più basse. Il progetto Radici ha contribuito alla valorizzazione di questi due spazi identitari e centrali per la comunità di Faedo, attraverso la riqualificazione della piazza di San Carlo e attraverso la promozione di attività di studio e ricerca degli affreschi conservati presso la chiesa di San Bernardo.

PONTE IN VALTELLINA – Il centro storico di Ponte e gli affreschi della ex latteria

Il centro storico di Ponte in Valtellina è riconosciuto come uno dei più ampi, suggestivi e meglio conservati dell’intera provincia di Sondrio. In particolare, gli affreschi del primo Cinquecento conservati all’interno della Ex Latteria, ancora poco noti, arricchiscono la storia dell’arte valtellinese (e non solo) di una nuova preziosa pagina. Per questo il progetto Radici promuove attività di studio e ricerca storica e iconografica.

POSTALESIO – La chiesa di S. Colombano: tra circolazione di modelli e radicamento locale

L’antica chiesa di San Colombano, riconducibile alla metà dell’XI secolo, custodisce affreschi tra i più antichi di tutto il mandamento di Sondrio. Frammenti di intonaco dipinto sono rintracciabili sulle pareti laterali, ma spicca soprattutto l’affresco alla base dell’abside, che raffigura il Ciclo dei mesi (inizio del XII secolo). Per questo edificio Radici ha previsto attività di studio e di ricerca, con l’obiettivo di mettere a sistema i molteplici interventi di natura archeologica, architettonica e storico-artistica, che hanno interessato la chiesa in questi anni. Inoltre, è stato previsto un programma di consolidamento e restauro degli affreschi. Il Laboratorio dell’identità si sta dedicando alla predisposizione di strumenti di comunicazione per favorire la conoscenza e la fruizione di questo bene da parte di abitanti e turisti.

La Chiesa di San Colombano, caduta definitivamente in rovina e in abbandono nel secondo dopoguerra, negli ultimi quindici anni la chiesa è stata contesto di scavi archeologici, di interventi di restauro e attività di studio-ricerca che oggi proseguono nell’ambito del progetto Radici. L’edificio si presenta a navata unica canonicamente orientata est-ovest con un’abside semicircolare al centro della quale è ancora visibile la mensa di forma quadrangolare. Nella zona absidale, si possono ancora distinguere le attività caratteristiche di alcuni dei Mesi: svolgendo il velario dall’estremità sinistra, la prima figura visibile è quella di Febbraio, che con una roncola si accinge a potare un arbusto, seguono Marzo, mese dei venti, nelle vesti di Marcius cornator, còlto nell’atto di avvicinare alla bocca un corno, e Aprile, che sostiene una coppa. Di seguito si può scorgere l’incedere elegante della figura di Maggio che, accompagnata dal cavallo, doveva forse stringere nelle mani un ramo fiorito oppure portare al braccio un falcone. Infine, l’ultimo mese di cui si possono riconoscere con certezza i tratti è Giugno, che incarna il momento della fienagione, attività suggerita dallo strumento della falce. Ma sotto questo velario di inizio XII secolo, nella parte inferiore dell’emiciclo absidale, si intravede uno strato d’intonaco precedente dove si osservano le frange di un altro velario dipinto che in origine doveva ricoprire questa area, prima di essere obliterato dal velum con il ciclo dei Mesi. Brani della cortina dipinta più antica si possono ancora individuare nello zoccolo della parete nord verso l’abside e soprattutto dell’arco trionfale, ove ruote con croci fogliate, volatili e raffigurazioni zoomorfe di colore scuro si stagliano su uno sfondo neutro percorso da bande brune e rossastre a suggerire le pieghe di un drappo.